• La logica del grappolo

    Come associazione non possiamo che dissentire a proposito della decisione di sospendere la pubblicazione dei dati rilevati dall’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

    Sarebbe uno scaricare responsabilità peggiori di quanto evidenziato dal dott.Boschi (direttore dell’istituto):

    “Condivido in pieno quello che ha detto Bertolaso – è il commento di Boschi – noi stiamo valutando di smettere di informare, e di non rendere raggiungibili i nostri dati via Web, perché vengono usati per arrivare a conclusioni che non stanno né in cielo né in terra”

    A nostro avviso è un’ammissione di resa e di totale impotenza e non un’azione di prevenzione e tutela della popolazione.
    Una resa che di fatto si concretizza in tutela della quiete e non della salute e dell’incolumità.
    Una reazione che maschera 30 anni di immobilismo sull’informazione e sulla prevenzione: se l’italiano medio reagisce con terrore di fronte ad un terremoto, se si affida ai media e ai vari guru che man mano parlano e “sanno” cosa succederà non è colpa della pubblicazione di dati scientifici rilevati dalle stazioni di reti sismiche.

    Rispondiamo alle stesse affermazioni del dott. Boschi, riguardo il rischio sismico:“Noi lo diciamo da 30 anni – afferma Boschi – ma ogni volta che c’è un terremoto c’è la solita sceneggiata. Basterebbe verificare la tenuta degli edifici, abbandonare quelli che non resistono al sisma e ristrutturare quelli per cui è possibile intervenire, oltre a costruire gli edifici nuovi in maniera antisismica. In Italia invece si costruisce male, perché tutto diventa un affare, e non si fanno i controlli. In Giappone e California, stati sismici e ricchi come l’Italia, si è riusciti in questa impresa. Da noi se ne parla da 30 anni ma non si è fatto nulla”

    E allora, caro dott. Boschi, la invitiamo a rivedere la Sua posizione in modo da continuare a lavorare in modo proficuo e renderci partecipi sia dei risultati raggiunti che dei dati rilevati in modo tale che tutti noi possiamo essere informati correttamente, che le istituzioni possano fare azione di formazione e prevenzione, che il dipartimento di protezione civile possa svolgere con tranquillità il suo ruolo, appunto, di protezione civile e non di censore che taglia la vite per eliminare gli acini marci.