• L’ambientalismo del ventunesimo secolo

    L’uomo, nel suo sviluppo economico, sociale e tecnologico, si è progressivamente trovato davanti alla necessità di fronteggiare difficoltà di ordine ecologico ed ambientale sempre più numerose e gravi. I principali problemi derivano da un forte aumento demografico, dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e dalla insufficienza, a volte, di tecnologie valide atte a ridurre i rischi di inquinamento. Oggi, vaste regioni mondiali sono afflitte da inquinamenti delle acque che si ripercuotono sulla fauna e sulla flora locali con perdita progressiva di specie vegetali e animali; da processi di desertificazione, determinati da una deforestazione condotta in misura sempre più massiccia, e da uno sfruttamento non equilibrato delle risorse idriche legato alla produzione agricola e industriale. Come ecologisti di FareAmbiente operiamo su piani diversi dell’ambientalismo del secolo passato proteso a denuncie continue e proposte nulle o irrealistiche e antiscientifiche. Insomma tutto fumo senza indicare quelle soluzioni che risolvono i problemi, anzi lasciando i problemi tali per averne una gestione politica basata su paure ed ignoranze. Noi di FareAmbiente siamo gli ambientalisti del 21esimo secolo portati ad essere realisti e concreti. Sul fronte energetico abbiamo abbracciato il nucleare perché si è capito, archiviando i luoghi comuni, che si ha a che fare con un “processo” che dall’inizio alla fine procede tutto in un ambito altamente confinato e controllato. Come ambientalisti del fare e realisti non ci sentiamo di raccontare frottole alla gente solo per averne un applauso superficiale dovuto ad ignoranze momentanee. L’energia nucleare, infatti, presenta sensibili vantaggi sul piano ambientale, per questo va considerata come una “fonte energetica verde”. Infatti una centrale a uranio da 1.000 MWe movimenta annualmente circa 20 tonnellate di combustibile (2 carri ferroviari all’anno) e produce circa 2 tonnellate di rifiuti ad alta attività (derivanti dal ritrattamento del combustibile esaurito)e circa 20 tonnellate di materiali radioattivi a bassa e media attività.

  • Il nucleare in Italia

    In origine fu amore a prima vista. L’Italia si lanciò con passione ed entusiasmo agli studi per lo sfruttamento del nucleare per la produzione di energia. Gli investimenti e il favore da parte dell’opinione pubblica furono tali da rendere il nostro Paese, nel 1966, il terzo produttore di energia elettrica di origine nucleare.
    Vennero poi gli incidenti nella centrale nucleare di Three Miles Island (Pennsylvania- Usa) nel 1979 e l’esplosione di Chernobyl nel 1986 a raffreddare gli animi. L’entusiasmo venne ben presto sostituito da un atteggiamento di diffidenza e paura nei confronti dei rischi legati all’errore umano o alla mancanza del rispetto delle norme di sicurezza. Questo mutamento di opinione si materializzò con il referendum abrogativo del 1987 che sancì la fine del nucleare in Italia.