• Occhio al greenwashing

    scritto da Luigina

    Greenwashing è un neologismo indicante l’ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste da parte di aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni finalizzata alla creazione di un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) o di un’immagine mistificatoria per distogliere l’attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi.
    Il termine è una sincrasi delle parole inglesi green (verde, colore dell’ambientalismo) e washing (lavare) e potrebbe essere tradotto con “lavare col verde” o, più ironicamente, con “il verde lava più bianco”
    Questa è la definizione che ci viene fornita dalla più famosa delle enciclopedie virtuali Wikypedia. Il fenomeno è in realtà un tantino più esteso e complesso come ci spiega benissimo Daniel Goleman in questo estratto del suo libro Intelligenza ecologica edito da Rizzoli.

    “ [...] Quando l’impatto ecologico dei beni rimane invisibile, i beni restano senza ricompensa. Certo a volte ci imbattiamo in ecoetichette sparse qua e là, ognuna delle quali ci aiuta a fare la scelta relativamente migliore. Ma la generale assenza di indicatori autorevoli che avvertano i consumatori degli impatti nascosti di ciò che acquistano, fa si che, in concreto, le ricompense di mercato per i prodotti ecologicamente sicuri siano soltanto sporadiche o irrisorie; di conseguenza manca la spinta competitiva per migliorare la qualità in questa direzione. I venditori hanno ben pochi motivi per condividere le informazioni che aiuterebbero i compratori a valutare il prodotto in basa al suo impatto ambientale. Questo scarto di informazioni tra consumatori e imprese è stato definito «asimmetria dell’informazione» da Joseph Stiglitz, che ha vinto il premio Nobel per l’Economia su come l’informazione plasma il funzionamento dei mercati.
    [...] Provate a valutare sotto questa luce le implicazioni del greenwashing. Prendete le affermazioni che non possono essere confermate, come le lampadine per uso domestico che sulla confezione vantano la propria «efficienza energetica» senza riportare nemmeno uno straccio di prova. O le dichiarazioni che risultano semplicemente troppo vaghe, come quello dello shampoo «rispettoso dell’ambiente», o mal definite, come l’insetticida «senza sostanze chimiche» (nessun prodotto è totalmente privo di sostanze chimiche, quindi si tratterebbe di vedere a quali sostanze chimiche si riferisce l’etichetta). Un altro gioco di prestigio del marketing consiste in slogan ambientalisti irrilevanti che distraggono gli acquirenti dalla valutazione oggettiva delle diverse marche: la bomboletta di insetticida che dichiara trionfante «Non contiene CFC» ( i corofluorocarburi, causa dell’assottigliamento della fascia dell’ozono stratosferico, messi al bando negli anni Novanta) fa dimenticare ai consumatori tutte le altre sostanze tossiche. Il greenwashing inquina i dati a disposizione dei consumatori e blocca l’efficienza del mercato attraverso informazioni fuorvianti per spingerci a comprare prodotti che non mantengono le loro promesse. In questo modo si sperperano i possibili benefici dei nostr acquisti. Il greenwashing mina la fiducia e induce i consumatori a diffidare anche dei dati corretti, intillando magari dubbi e cinismo a chi avrebbe voluto impiegare il proprio denaro a sostegno di autentiche iniziative verdi. Il greenwashing ruba quote di mercato ai produttori che presentano maggiori benefici e ostacola il successo delle innovazioni migliori e la loro penetrazione [...] ”.

    A questo fenomeno si dovrebbe opporre una “trasparenza radicale”.

    “La trasparenza ecologica è «radicale» se abbraccia l’intero ciclo di vita di un prodotto e le conseguenze che derivano a ogni singolo stadio e presenta queste informazioni in una forma comprensibile senza eccessivi sforzi [...]. Trasparenza radicale significa tener traccia di ogni sostanziale impatto di un oggetto dalla produzione allo smaltimento – non solo delle emissioni di anidride carbonica e di altri costi ambientali, ma anche dei rischi biologici e delle conseguenze per le persone che ci hanno lavorato – e riassume tutte queste informazioni per aiutare i consumatori al momento dell’acquisto [...] ”.





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