- L’ambientalismo del ventunesimo secolo
scritto da Raimondo
L’uomo, nel suo sviluppo economico, sociale e tecnologico, si è progressivamente trovato davanti alla necessità di fronteggiare difficoltà di ordine ecologico ed ambientale sempre più numerose e gravi. I principali problemi derivano da un forte aumento demografico, dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e dalla insufficienza, a volte, di tecnologie valide atte a ridurre i rischi di inquinamento. Oggi, vaste regioni mondiali sono afflitte da inquinamenti delle acque che si ripercuotono sulla fauna e sulla flora locali con perdita progressiva di specie vegetali e animali; da processi di desertificazione, determinati da una deforestazione condotta in misura sempre più massiccia, e da uno sfruttamento non equilibrato delle risorse idriche legato alla produzione agricola e industriale. Come ecologisti di FareAmbiente operiamo su piani diversi dell’ambientalismo del secolo passato proteso a denuncie continue e proposte nulle o irrealistiche e antiscientifiche. Insomma tutto fumo senza indicare quelle soluzioni che risolvono i problemi, anzi lasciando i problemi tali per averne una gestione politica basata su paure ed ignoranze. Noi di FareAmbiente siamo gli ambientalisti del 21esimo secolo portati ad essere realisti e concreti. Sul fronte energetico abbiamo abbracciato il nucleare perché si è capito, archiviando i luoghi comuni, che si ha a che fare con un “processo” che dall’inizio alla fine procede tutto in un ambito altamente confinato e controllato. Come ambientalisti del fare e realisti non ci sentiamo di raccontare frottole alla gente solo per averne un applauso superficiale dovuto ad ignoranze momentanee. L’energia nucleare, infatti, presenta sensibili vantaggi sul piano ambientale, per questo va considerata come una “fonte energetica verde”. Infatti una centrale a uranio da 1.000 MWe movimenta annualmente circa 20 tonnellate di combustibile (2 carri ferroviari all’anno) e produce circa 2 tonnellate di rifiuti ad alta attività (derivanti dal ritrattamento del combustibile esaurito)e circa 20 tonnellate di materiali radioattivi a bassa e media attività.
Una centrale termoelettrica a combustibili fossili della stessa potenza movimenta ogni anno da 1 a 2 milioni di tonnellate di combustibile (nel caso del carbone si tratta di 1.000 carri ferroviari al giorno) e produce ogni anno (a seconda del combustibile adottato): da 4 a 7 milioni di tonnellate di CO2, senza dimenticare i veri inquinanti scaricati in atmosfera che sono gli ossidi di zolfo, gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio e le polveri. E’ pur vero che, nelle moderne centrali a combustibili fossili, le emissioni al camino sono state ridotte, grazie agli impianti di abbattimento a valori molto bassi. Per esempio: SO2 è passato da 400 a 100 mg/Nm³; NOx è passato da 200 a 100 mg/Nm³; CO è rimasto a 250 mg/Nm³; le polveri sono scese da 50 a 15 mg/Nm³. Mentre per le ceneri, ogni anno, si hanno: da 25.000 a 100.000 tonnellate di ceneri; da 1 a 400 tonnellate di metalli pesanti nelle ceneri. Ebbene nelle centrali nucleari a uranio questi scarichi non esistono. Questo è un aspetto di green economy. Il 16 febbraio 2010 l’ambientalista Barack Obama, Presidente USA e premio nobel per la pace, ha rilanciato la costruzione di nuove centrali nucleari a uranio negli Stati Uniti d’America dopo uno stop lungo trent’anni, sottolineando che questa è la soluzione migliore per l’ambiente, l’unico modo per ridurre le emissioni nocive. Ciò va a conforto e sostegno delle nostre idee. E’ questa la strada giusta. Atteniamoci alla realtà e attingiamo alle verità scientifiche.
Orazio MainieriPresidente Commissione Energia di Fareambiente
Ufficio Stampa
Via Tacito, 50 00193 Roma
06/484409Tag: centrale nucleare, fonti energetiche, nucleare, nucleare in italia, tutela ambientale, uranio
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